Miguel Ángel Tarditti
Attore – Regista teatrale – Dottore in Filosofia – Dottore in Scienze Filosofiche – Dottore in Scienze Cognitive della Comunicazione
Laureato presso l’Università Uniroma3, Roma
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (IA) NELLA VISIONE FILOSOFICA
Una riflessione sul nuovo tempo appena iniziato, nell’evoluzione di tecniche avanzate e sofisticate, come l’intelligenza artificiale, che rappresenta sicuramente una sfida per il futuro dell’umanità.
Timori, sorprese, risultati, pericoli, nel trascorso inesorabile dei tempi, che provocano — o meglio ci provocano — dubbi, confusione e l’enigmatica sfida di superare i nuovi muri della nostra ignoranza.
L’IA ci sostituirà come esseri umani?
No. Ci aiuterà sicuramente. Però…
L’IA è uno strumento affascinante perché risolve, riscrive, informa, crea, modifica, genera, traduce, calcola, ecc.; ma allo stesso tempo ci rende dipendenti dall’interfaccia umana con il mondo.
Una società digitale trasforma l’uomo in un essere senza spessore, senza profondità interiore, creando una società intelligente ma senza anima.
La nostra capacità di esprimere un giudizio è erosa dall’IA, perché l’uomo giudica soltanto quando si mette al posto dell’altro.
Gli esseri umani ragionano insieme.
L’IA non ragiona: calcola, ci informa, ma non ha coscienza né responsabilità.
È una catena di calcoli statistici, una logica di efficienza.
Ha una memoria infinita, ma non pensa, non deduce. È veloce, ma non indugia: elabora rapidamente e il suo obiettivo è rispondere senza esitazione.
È l’opposto di ciò che facciamo noi uomini quando pensiamo: dobbiamo ritardare, indugiare, elaborare; investiamo tempo.
Il mondo digitale crea un’empatia illusoria con la macchina che umanizziamo. Trattiamo la macchina come se fosse una persona e la persona come una macchina.
Éric Sadin, filosofo francese (1973), afferma che l’IA è una nuova forma di autorità, un monopolio dell’informazione, della governance algoritmica.
Dice che stiamo vivendo un nuovo processo storico, una nuova organizzazione “causata dalla silicolonizzazione digitale”, proveniente dalla Silicon Valley e dalle grandi Big Tech. Paragona questo fenomeno alla corsa all’oro degli Stati Uniti di un tempo.
L’IA funziona con un algoritmo che è come un potere governativo sottile, che prescrive comportamenti.
Decide per noi, distrugge legami sociali.
Ha una funzione di “domesticazione” attraverso algoritmi che organizzano le nostre emozioni ed esperienze di vita.
L’algoritmo è composto da:
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Dati di addestramento: relativamente oggettivi, ma rispondono al soggettivismo di chi li costruisce.
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Variabili visibili rilevanti del mondo, fornite dagli ingegneri.
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I pregiudizi dell’autore dell’algoritmo.
L’ironia è che queste multinazionali affermano di essere animate dal desiderio di “lavorare per il bene dell’umanità e ottimizzare la qualità di vita degli esseri umani”.

La silicolonizzazione del mondo
Nel suo libro La Silicolonizzazione del mondo, Sadin — nel capitolo “L’industria della vita” — afferma:
“La separazione tra aziende e individui è terminata, perché si è stabilito un legame quasi ombelicale: un sistema progettato per rilevare i nostri bisogni senza che ne siamo consapevoli, e poi liberarci dal peso di dover mantenere i nostri oggetti, così come dall’atto di comprare.
Il movimento che dovrebbe attrarre il consumatore verso il prodotto è invertito: ora è il prodotto che va al consumatore, infiltrandosi discretamente nella sua esistenza.”
L’inclinazione umana alla pigrizia si mescola con la pulsione libidinale del tecno-libertarismo di monetizzare tutti i flussi della vita: una pulsione risponde all’altra.
Rendere l’atto di acquistare più fluido e automatico è anche far sparire i soldi.
Mastercard ha lanciato un programma per trasformare oggetti — smartphone, braccialetti, anelli, orologi, persino capi d’abbigliamento — in mezzi di pagamento contactless.
Sadin osserva che questo sistema trasforma l’essere umano in un’“industria della vita”.
Daniel Rausch, dirigente Amazon, vuole “rendere la vita dei consumatori più facile”, impedendo loro di restare senza sapone o cibo per gli animali.
Netflix valuta la possibilità di proporre “il film giusto per il tuo stato d’animo”.
Il progetto Silicon Valley, che sostiene di voler rendere il mondo un posto migliore, realizza tutto ciò attraverso la “cura” dell’IA, che prende il controllo dei soggetti per garantire loro “il meglio”.
Cos’è il Big Data?
“Vi offriamo una visione a 360 gradi dei vostri clienti”, è lo slogan di Acxiom, azienda americana che gestisce Big Data di circa 300 milioni di cittadini.
Il panopticon digitale permette una visione totale dei suoi “detenuti”.
La sorveglianza digitale supera quella analogica: non ha limiti di angolazione e penetra persino nella psiche dell’individuo.
Ogni click, ogni parola, ogni passaggio in rete è registrato.
La nostra vita è riprodotta sulla rete digitale. La nostra abitudine digitale è un ritratto accurato della nostra anima.
Quali sono i rischi?
Ce ne sono diversi.
1. Perdita di sovranità cognitiva
L’IA erode la nostra capacità cerebrale.
Trasforma l’atto del pensare in un atto di fornire dati.
Produce sovrainformazione: disorienta, deforma, infiamma.
Genera spettatori super stimolati.
Hannah Arendt definisce questo fenomeno una forma di “autosfruttamento”: siamo noi stessi a provocarci un’esaurimento inconscio.
Il soggetto digitale non se ne rende conto e cade nella depressione e nella solitudine.
Byung-Chul Han chiama tutto questo “infocrazia”: un regime in cui informazione e controllo algoritmico degenerano la democrazia.
2. Crisi della deliberazione pubblica
L’IA frammenta l’agorà: ognuno consuma solo ciò che conferma le proprie idee.
Il dialogo politico si dissolve.
La dialettica scompare.
3. Illusione di libertà
Lo smartphone dà una falsa libertà: comodità in cambio di sorveglianza e invasione della privacy.
Qual è il rischio più grande?
Perdere la sovranità cognitiva.
Gli strumenti digitali — Google, IA, web — plasmano la nostra conoscenza e le nostre decisioni.
La nostra autonomia è compromessa: diventiamo eteronomi.
La difesa della sovranità cognitiva deve essere collettiva e politica.
Borges ci ricorda che la biblioteca è “l’intero universo” e che il libro è una estensione della memoria e dell’immaginazione.
Kant ci esorta a uscire dallo stato di minorità e ad avere il coraggio della nostra intelligenza.
L’arte come resistenza
George Stigler suggerisce che la poesia — e l’arte nel suo insieme — è una forma di insurrezione per difendere la mente dall’automatismo algoritmico.
Walter Benjamin aggiunge che l’umanità si salverà imparando a vivere nel tempo delle interruzioni: pensiero, arte, creatività.
La difficoltà di distinguere il vero dal falso
La IA complica la distinzione.
Dobbiamo allenarci al dubbio, alla verifica delle fonti, alla capacità critica.
Serve regolamentazione, soprattutto etica, medica e deontologica.
Aristotele ci ricorda che la virtù sta nel “giusto mezzo”.
Come funziona l’IA nel neoliberismo
Byung-Chul Han sostiene che il neoliberismo è un potere sull’anima: un sistema che sfrutta la libertà trasformando l’individuo in consumatore.
Lo smartphone è un dispositivo di sorveglianza efficiente.
Il neoliberismo governa con il piacere, non con il divieto: nasce così l’economia dei “like”.
Foucault aggiunge che viviamo nel passaggio dal potere sovrano al biopotere: un controllo della vita stessa attraverso salute, sicurezza, istruzione e media.
Una visione del mondo piena di nuovi enigmi
Un episodio simbolico avvenuto in Grecia: bambini trovano una mazzetta di banconote e ci giocano, facendole a pezzi.
È un gesto semplice ma potente:
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I bambini rappresentano il futuro.
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Le banconote rappresentano il dio del neoliberismo.
Visioni sul futuro dell’IA
a) Stephen Hawking (2014): l’IA potrebbe eradicare la razza umana.
b) Elon Musk (2017): la corsa alla superiorità dell’IA potrebbe causare una terza guerra mondiale.
c) Mark Zuckerberg: vede opportunità di “costruire comunità”.
d) Huyen Nguyen: “Molti esperti di IA non sono altro che impostori.”
Conosciamo l’irriducibilità dell’intelligenza umana.
Per questo bisogna puntare su un futuro complesso ma promettente, in cui l’IA richiederà sempre il nostro controllo, la nostra cura e la nostra guida.
Conclusione
Che ci aiuti l’IA, e che ci aiuti anche la nostra intelligenza umana: insieme possono evolverci verso un mondo con meno dolore, dove la felicità non sia solo un concetto metafisico ma una possibilità reale.
Molto dipende da noi.
Roma, novembre 2025
Miguel Ángel Tarditti
Attore – Direttore teatrale
Dottore in Filosofia
Dottore in Scienze Filosofiche
Dottore in Scienze Cognitive della Comunicazione
Laureato all’Università Uniroma3, Roma
michelangelotarditti@gmail.com


